- 16
- 32
- 64
Tra gli interpreti più celebri della scena post-moderna italiana, Tino Stefanoni ha arricchito i paradigmi dell’arte concettuale di una sottile e arguta ironia, coniugando inclinazioni liriche e giochi semantici a nettezza grafica e lucidità di rappresentazione.
Dopo gli studi al liceo artistico lecchese e la frequentazione della facoltà di Architettura di Milano, è emerso come artista, tra gli anni Settanta e Ottanta, con alcune serie concettuali e pittoriche, tra cui i Segnali stradali, i “rilievi sagomati” e Elenco di cose.
Attraverso la reiterazione dei più comuni oggetti del quotidiano, ha delineato uno stile inconfondibile basato su determinati stimoli visivi: dipinte con il minimo segno necessario, le cose scelte dall’artista sono veicolo per una divertita riflessione sull’essenza della realtà, da cui scaturisce un criptico e seducente enigma dell’ovvio.
Approfondendo in seguito la ricerca sul colore, ha sviluppato una pittura bidimensionale in cui mistero ed enigma emergono dalle più elementari rappresentazioni. Paesaggi scarni ed evocativi, che nella totale assenza dell’essere umano si velano di accenti metafisici.
Gli spessi bordi neri, sua costante stilistica, non delimitano le forme, bensì focalizzano l’attenzione sulla loro funzione. Inanimate eppure disarmanti, quelle forme comuni divengono silenti portatrici di un messaggio: l’uomo è nelle cose, e solo contemplandole può trovar se stesso.













































