Protagonista e pioniera della performance come espressione artistica, Marina Abramović ha fatto del corpo il mezzo principale per esprimere i suoi messaggi rivoluzionari. Dopo la frequentazione dell’Accademia di Belle Arti di Belgrado, ha da subito messo in scena una poetica d’avanguardia, basata sulla sperimentazione di intensi stati emotivi e fisici e la ritualizzazione dei più semplici gesti, incarnando in prima persona la forza emblematica della performance dal vivo: l’artista diviene il medium per la trasmissione di un messaggio universale, che esplora ogni confine di relazione tra artista e pubblico. Celebri a questo proposito le esibizioni degli anni Sessanta e Settanta, come “Rhythm 0” e “Art must be beautiful”.
Unita inizialmente all’artista tedesco Ulay, ha poi iniziato una carriera autonoma a partire dal 1989, affermandosi negli anni Novanta in tutto il mondo con mostre itineranti, in cui ha sperimentato video-arte, suono, danza, e ha valicato i limiti della body art e dell’arte concettuale. Vincitrice di importanti premi, tra i quali il Leone d’oro come Migliore Artista (1997), e insignita di diverse lauree e dottorati onorari, è stata oggetto di una significativa retrospettiva al Moma di New York nel 2010 che ha visto un’affluenza record di oltre 850.000 persone.
È ormai affermata come una delle artiste viventi più importanti al mondo.






























