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Artista raffinato che ha attraversato le stagioni della pittura italiana senza conformarsi né rinunciare alla sua particolarissima identità: colto, ironico, fuori dagli schemi, Antonio Bueno si è distinto per una pittura mai definita, cosciente e sempre in evoluzione. Trascorsa l’infanzia in Spagna, Bueno si trasferisce nel 1935 a Ginevra con la famiglia, dove frequenta l’Accademia di Belle Arti, per poi approdare a Parigi nel 1938, dove vive un simbiotico sodalizio pittorico con il fratello Xavier. Antonio si distacca man mano dall’interesse per le tematiche sociali e politiche del fratello per scoprirsi più orientato verso la metafisica. Si trasferisce a Firenze nel 1940; presenta i suoi lavori alla galleria Ranzini di Milano e si associa in gruppo ad Annigoni e Sciltian sotto il nome di “I pittori moderni della realtà”, destando interesse e molte critiche per il rinnegamento della pittura astratta. Per le sue doti tecniche ai confini dell’iperrealismo, riceve poco dopo gli apprezzamenti di De Chirico, il quale lo classifica tra i dieci pittori più talentuosi da lui conosciuti. Diversi saranno i suoi cambi di rotta e stile, sintomo di uno sperimentazione senza limiti: la collaborazione con la rivista d’arte astratta “Numero”; una breve e intensa stagione metafisica, con la serie delle pipe, che lo rende celebre alla Biennale di Venezia del 1956 e in diverse gallerie di New York; la fase dei monocromi e della sperimentazione neodada e pop con il “Gruppo 70”. L’apice della carriera arriverà con la fase da lui stesso definita ironicamente “neo-passatista” o “pompieristica”: figure a mezzo busto dal volto tondeggiante e deformato, rappresentazioni sinuose di un’estrema sintesi figurativa, delicate e a tratti naif, che oggi più che mai appaiono conturbanti e magnetiche. Numerose le mostre antologiche a lui dedicate, nonché i riconoscimenti ottenuti nel corso della lunga carriera.


































