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Ironico e dissacrante, Bruno Donzelli si distingue nel panorama dell’arte italiana fin dagli anni Sessanta per il suo tratto pittorico e cromatico, nonché per lo stile audace e irriverente sul quale ha costruito una lunga e prolifica carriera artistica. Fin da giovanissimo, ispirato dal fervente clima della Pop art, partecipa a importanti premi e inaugura la sua prima personale alla Galleria del Fiorino a Firenze nel 1962, a cui ne seguono altre in prestigiose sedi, come quella del 1977 a Palazzo Diamanti di Ferrara. Negli anni Settanta attraversa una fase concettuale, sfociata nella serie “Il casellario dell’arte”, in cui reinventa i linguaggi pittorici di alcuni artisti in chiave paradossale. La sua produzione si articola in fortunati cicli quali “Ormare”, “Siparietti impertinenti”, “Specchiarsi nel cuore dell’Arte”, “Nuove piazze d’Italia”, “Morandina”,“Sironiana”: l’artista rilegge le avanguardie del XX secolo in un gioco di rimandi ludici e irriverenti citazioni, traendo ispirazione dal linguaggio fumettistico e utilizzando le più disparate tecniche per comporre opere polimateriche e coloratissime. Si cimenta inoltre, nel 1991, nelle scenografie e i costumi di Folli notti a Pietroburgo per il Teatro dell’Orologio di Roma. Allestisce negli anni successivi numerose mostre personali nelle principali città europee: Parigi, Ginevra, Milano, Roma, Düsseldorf, Venezia, Nizza, Colonia, Basilea, Monaco, Torino ed altre. Nel febbraio 2000 viene inaugurata, alla presenza di oltre duemila persone, una sua grande mostra antologica alla Reggia di Caserta; nel 2007 la mostra personale al Maschio Angioino di Napoli si arricchisce di un’ampia monografia a cura di Gillo Dorfles. Narrativo, giocoso, a tratti spietato, Donzelli è in continuo dialogo con i grandi maestri del passato, con i quali crea ponti di contaminazione e rinnovamento in chiave contemporanea.










































